Ecomuseo del casentino

Edit Content

LA MONTAGNA INCANTATA 2025-26

Residenze artistiche tra Casentino e Montagna Pistoiese

La montagna incantata

Residenze artistiche tra Casentino e Montagna Pistoiese

Il coordinamento del Sistema degli Ecomusei della Toscana (S.E.T.) rilancia per il secondo anno La montagna incantata, un progetto realizzato grazie al cofinanziamento della Regione e affidato alla cura di Pietro Gaglianò. Rispetto alla prima edizione, che aveva visto due artisti della scena contemporanea impegnati in attività di residenza per la creazione di opere in dialogo con gli abitanti del territorio, il progetto presenta una variazione riguardo ai propri obiettivi e al segmento di comunità che individua come primo destinatario. In questa seconda edizione le due artiste Chiara Arturo e Anna Capolupo sono state invitate a dare vita ad altrettanti laboratori con giovani studenti delle scuole superiori.
A questa generazione infatti è necessario dedicare risorse e sforzi per trovare assieme, noi con loro, gli strumenti per organizzare il presente e immaginare il futuro. È una generazione che viene continuamente raccontata da altre voci (gli adulti, i docenti, le famiglie, i sociologi e gli opinionisti da elzeviro), semplificata con etichette e sentenze che la posizionano distante, incomprensibile, incompresa. Essere adolescenti è tutt’altro che semplice, lo sa anche chi finge di averlo dimenticato, e esserlo oggi in piccoli centri delle aree interne lo è forse ancora meno. Vivere la montagna, poterla raccontare tra storia e quotidianità sono i termini di una sfida che non può ignorare le istanze e i piani delle nuove generazioni che tante volte parlano di fuga ma, più spesso di quanto si possa immaginare, sono animate dal desiderio di rimanere, di costruire e dare continuità.

Alla convergenza di queste e altre riflessioni si situa la scelta di aprire l’esperienza de La montagna incantata ai giovani del territorio con l’intenzione dichiarata di non pensarli come spettatori ma come protagonisti, di creare con loro uno spazio in cui possano esprimere sovranamente la propria visione dell’ecosistema sociale, storico e paesaggistico in cui vivono. Sono la loro voce e il loro sguardo al centro della scena: i risultati dei laboratori coniugano il loro modo di vedere il mondo in una cornice estetica allestita con la guida visionaria delle artiste. Si dispiega così un percorso pedagogico al cui termine non vengono poste l’acquisizione di competenze o l’accumulazione di crediti ma l’esperienza stessa.

Di tutto questo siamo grati alle ragazze e ai ragazzi della classe 3 indirizzo Amministrazione Finanza e Marketing e indirizzo Turismo dell’Istituto Omnicomprensivo Statale di San Marcello Pistoiese e le classi 3A e 3B dell’Istituto Tecnico Turistico IISS Galileo Galilei di Poppi che, alla conclusione dei laboratori nelle rispettive scuole, si sono incontrati in due giornate per restituire gli uni agli altri la densità, gli inciampi e le scoperte del loro viaggio sotto il segno dell’arte contemporanea.

Progetto dell’Ecomuseo della Montagna Pistoiese

Disinnescare la storia

È possibile disinnescare la Storia? Di fronte alla massa tetragona del passato, consegnata per sempre in una forma intoccabile, ci sono parole o azioni in grado di creare una contronarrazione, di invertire una sorte data per indiscutibile, per riportare al centro le donne e gli uomini i cui nomi non sono menzionati nei libri di scuola?

La ricerca di Chiara Arturo, una delle poche artiste davvero militanti in tempi di imbarazzanti neutralità, trova la sua forma in questo tentativo, nel lirismo di un posizionamento personale al cospetto dei resoconti, dei dati, della verticalità che il tempo assume quando è avvinghiato dal potere. La sua ricerca si orienta politicamente verso l’osservazione del lessico e delle iconografie che descrivono il mondo, nelle sue ascendenze verso il passato e nella condizione del presente.
L’artista ha portato questa postura davanti ai ragazzi e alle ragazze della Montagna Pistoiese, chiamandoli a riconoscere le connessioni tra il loro piccolo universo a torto avvertito come marginale e le vicende globali. Tra le tappe di questo breve e sparso romanzo di formazione collettivo è stato inevitabile il riconoscimento di un ruolo e l’intuizione della propria responsabilità. A partire da questo cambiamento di prospettiva il paesaggio, la memoria dei luoghi, le collettività non possono rimanere solo l’oggetto inerte di un racconto univoco.
Così il gruppo di lavoro ha riattivato il patrimonio scardinando alcuni luoghi comuni e ha prestato la voce agli elementi e alle forme di vita la cui lingua ci sforziamo di ignorare, con un ricorrente interrogativo, quasi un’invocazione, per il corpo operaio.
Tra parole e immagini si annoda il senso di un lavoro condiviso dove, per una volta davvero, il percorso si pone davanti e al di sopra degli esiti, come un movimento di emancipazione corale che libera tutti e tutte e disinnesca, forse, anche la Storia.

Progetto dell’Ecomuseo del Casentino

I corpi sognati

Nella cultura popolare, a qualsiasi latitudine e con irriducibile, variegata ricchezza nel Mediterraneo, i santi e i mostri convivono disinvolti negli stessi scenari, assieme ad animali parlanti, alle divinità pagane e ad altre presenze di provenienza ancora più remota. Anna Capolupo attinge a queste ramificazioni, combinando ricerca filologica e contiguità spirituale, e le rimette in movimento in rappresentazioni fastose. La profonda sensibilità contemporanea dell’artista è capace di sintetizzare la volatilità di visioni oniriche e la tangibilità di una pittura che mantiene intatto il mistero.
Il mondo di Capolupo riflette sulle qualità specifiche dell’arte popolare, con le sue forme non canoniche, le sue iperboli e le più ardite astrazioni, rigetta l’infantilizzazione in cui i sistemi di potere (e buona parte della ricerca antropologica) hanno provato a ridurla, e la nutre di una sapienza arcana, trascrivendola con un lessico meticcio, trasversale rispetto ai codici dell’arte e disciplinato solo da un’attenta consapevolezza estetica.

In Casentino Capolupo si è imbattuta in San Torello e nel suo rapporto con gli animali, che nelle agiografie tramandate dal tempo (un tempo così antico che può fare a meno dell’attendibilità storica) è fatto di dialoghi e quasi di un approccio interspecista. È questo il mondo su cui i giovani casentinesi sono stati invitati a esprimersi. L’artista ha individuato in questa dimensione surreale, e nella tradizione vivida e radicata del culto, tra devozioni private e pubblici rituali, un possibile ponte con gli immaginari digitali e globalizzati in cui si aggirano gli adolescenti – tra realtà contraffatte e una corporeità ineludibile.
È proprio il corpo il vero protagonista del percorso pedagogico: nei suoi processi, che hanno visto tra le giovani mani pennelli e cartoncini e stoffe, e negli esiti che permettono al lessico contemporaneo di portare nello spazio pubblico la fisicità vitale, eteroclita, dissonante. 

Scarica gli allegati